Più che aprire dossier, li chiude
La principale differenza tra l’attuale esperienza governativa di Silvio Berlusconi e quelle precedenti sta nella volontà non di aprire nuovi dossier ma di chiudere quelli che sono senza risposte da troppo tempo.

La principale differenza tra l’attuale esperienza governativa di Silvio Berlusconi e quelle precedenti sta nella volontà non di aprire nuovi dossier ma di chiudere quelli che sono senza risposte da troppo tempo. Dai rifiuti napoletani alla giustizia, dalla vertenza quarantennale con la Libia al federalismo, al disastro di Alitalia, tutte le questioni annose vengono affrontate per risolverle, in un modo o nell’altro. Berlusconi si rende conto che, con ogni probabilità, in questo quinquennio si concluderà la sua lunga vicenda di premierato, e intende lasciare un segno netto. E’ un’aspirazione simile a quella che spinge i presidenti americani, come si suol dire, a gestire il primo mandato per ottenerne un secondo, e il secondo per passare alla storia. Quello che stupisce è che, in un sistema politico ancora confuso e senza aver ancora costruito il partito che deve dare continuità al centrodestra, Berlusconi pare in grado di centrare il proprio obiettivo. Ha mostrato un polso insospettabile nel premier un po’ distratto che nelle precedenti occasioni tendeva più a “regnare” che a governare, lasciando che l’ondeggiante rapporto conflittuale tra i suoi partner definisse la rotta, la quale quindi sembrava uno zig zag poco comprensibile. Naturalmente il Cav. gode anche di una situazione che vede i suoi sostenitori impossibilitati a realizzare giochi per sostituirlo, mentre debbono competere per la successione mostrando di essere in grado di condurre in porto i dossier. Ma se gli altri sono costretti a imitarlo è perché ha reso indiscutibile la direzione di marcia.